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NETTUNO
Ponza
Max People : 10

Tutti gli itinerari proposti sono soggetti a cambiamenti a seconda delle condizioni Meteo Marine previste che saranno valutate  di volta in volta a discrezione del Comandante Skipper in accordo con il locatario . Pertanto tutte le destinazioni sono solo uno spunto per le potenziali mete che saranno raggiunte in base al tempo a disposizione, e alle condizioni meteo-marine consentite.

L'Arcipelago delle PONZIANE Descrizione Isola di Ponza e Palmarola

In realtà si chiamerebbero PONZIANE, non Pontine. Nonostante sia riportato anche dalle carte dell’Istituto Idrografico della Marina, il Toponimo oggi più diffuso è errato e deriva, per traslazione, dalla Pianura Pontina. 

Il nome originario, invece, trae origine dal Greco PONTIA (Ponzia) , cioè Marina. L’Arcipelago comunque ha conosciuto molte denominazioni diverse col mutare delle vicende storiche ma anche all’interno di esse. ‘Nel Medioevo’, scrive ad esempio Gin Racheli, ‘L’Isola di Ventotene , viene chiamata con una ridda di approssimazioni, corruzioni e variazioni non soltanto del volgere di pochi anni, ma nei diversi centri di potere, nei quali per disavventura incappò il suo destino’. Conquistatori e predoni, commercianti e casati, sono venuti e andati via  come le onde del mare.

 

Un’isola vulcanica, non solo per l’origine, ma anche nel carattere,traboccante di vitalità, colori, profumi, le roccie, plasmate in mille forme sfumature cromatiche , dal bianco al ghiaccio, alle tinte brune, dal giallo al rosso, suggeriscono panorami fantastici affacciati sul mare blu cobalto. Ogni cala custodisce una sorpresa, una grotta, una statua plasmata nel tufo, una storia. L’arco dello ” Spaccarupo” o ‘Arco naturale’ l’Anfiteatro di Chiaia di Luna, ed il tunnel Antico  Romano (ora in Sovraintendenza manutenzione) le candide falesie di capo Bianco, il ‘Presepe’ di punta Madonna, Lucia Rosa. Compiere il Periplo dell’Isola equivale a sfogliare il Grande Libro della creazione, dove il lavoro degli elementi si confonde con la storia dell’uomo.

La varietà di paesaggi è dovuta alla stessa complessità geologica dell’Isola; gli elementi hanno inciso profondamente il ‘tenero’ tufo aggirando e modellando delle rocce più dure. Le coste intagliate, mutilate ed erose dal vento e dal Magnifico Mare,  offrono numerosi ridossi, sono generalmente alti e ed a picco sul mare, con l’eccezione di punta fieno, e circondate da scogli. Nel versante occidentale prevale l’interesse per gli aspetti geologici, quello orientale si distingue per le testimonianze archeologiche. Ma chi viene è abbagliato dalle bellezze marine e troppo spesso si preclude il piacere dell’escursione all’interno. Basta allontanarsi dai ritmi tumultuosi del paese per compiere un tuffo nel passato e riscoprire le suggestioni di una terra vissuta e conquistata palmo a palmo, sin da epoca storica.

STORIA 

PONTIA E’ la Marina per eccellenza, sono passati di qui i legni fenici, Greci, Romani, I Pirati, Le marinerie delle potenze Europee, chiunque dal mare e sul mare trasse profitto ed interesse. Nel 313 A. C.  E’ Colonia di Diritto Latino, ma l’isola si affaccia sul palcoscenico della storia nel 209 A.C. quando invia a Roma uomini e navi per contribuire a contrastare Annibale, dopo la repubblica di Ponza diventa la località prediletta dai dignitari della corte Imperiale come testimoniano i resti di una villa sulla punta della Madonna, la pescheria, i tunnel,  gli acquedotti. Dopo il dominio Bizantino, l’isola appartiene al Ducato di Gaeta, al Papato, e agli aragonesi. Nel 1478 questi ultimi la cedono a nobili napoletani , a partire dal IX secolo le isole dell’arcipelago subiscono le scorribande dei Saraceni, poi Mauri, ed infine dei turchi che profittano della posizione strategica ne fanno ottime basi per incursioni sulla costa.  

Partenza Imbarco da

Marina di Nettuno 

Durata Imbarco prevista media

Per Imbarco e Cambusa sono previste circa da 30 minuti  a 1 ora . 

Come vestirsi e cosa portare
  • Costume da bagno
Itinerary

Giorno 01Palmarola

L’ antica ‘PALMARIA’ deve il nome alla palma nana, che ancor oggi ricopre il versante occidentale dell’isola. Con questo nome l’attuale Palmarola è citata dalle fonti classiche, ma l’isola è frequentata sporadicamente in epoca romana. Nell’ XI secolo vi insedia un piccolo gruppo di monaci eremiti, obbligati almeno un avolta al mese a recarsi presso Ponza a comunicarsi.
Due secoli dopo l’isola ricade sotto la giurisdizione dell’ Abate di S. Maria di Ponza con lo stazionamento dei Borboni, Palmarola viene ripartita in Enfiteusi fra gli abitanti si Ponza. Vista da Ponza ricorda il profilo di una donna gravida, di cui si distingue il volto a N, il seno e la pancia, è la biù bella fra le isole dell’arcipelago, anche perché disabitata (anche se ultimamente sono state riadattate alcune grotte nella così detta Cala del Porto) e ciò la preservata integra. E’ l’isola delle grotte, molte ancora percorribili solo a nuoto, dei falchi che nidificano sulle pareti di Cala Brigantina, dei silenzi di cala Tramontana. Di S. Silverio cui è dedicata una cappella arrampicata su un curioso faraglione che porta al medesimo nome.
Cala del Porto o del Francese ( perche uno dei pochi abitanti il ristorante di un Francese)

Giorno 02 Ponza

In agosto è quasi impossibile trovare posto in darsena (bisogna prenotare almeno una settimana in anticipo) i pontili privati sono sempre affollati. Dopo le 18.00 puo risultare difficile persino trovare lo spazio sufficiente per ancorare in rada al Frontone ( il Porto è orami interdetto solo per motivi di sicurezza delimitato da campo ristretto di boe gialle) Il Porto è stata definita una reliquia pre-ottocentesca .Progettatto dall’architetto francese Carpi e dal maggiore del genio Antonio Winspare su incarico di Ferdinando IV di Borbone Re di Napoli è terminato nel 1779. I lavori registrano diverse modifiche in corso d’ opera rispetto al progetto iniziale. Sistemata la banchina , gli architetti hanno disegnato un sugestivo fondale architettonico, un fuga di archi che cingono la darsena come gli spalti di un teatro. Si ha l’impressione che Ponza sia ‘tutta qui’. Scrive giustamente Gin Racheli ‘Affacciata in attesa del suo Re’, di noi , attori sul palcoscenico marino

Giorno 03Chiaia di Luna le terrazze

A Ponza fino a cinquant’anni fa tutte le famiglie contadine mandavano i bambini a cercare l’erba, indispensabile per mantenere i conigli. La ricerca e la raccolta erano abbastanza complesse.
Trovarla non era affatto semplice e noi ragazzi dovevamo perlustrare il terreno alla ricerca di aree non utilizzate dai contadini poiché tutta l’isola era coltivata e di erba ce n’era poca, sia lungo le catene che nei sentieri; tutti cercavano erba fresca per gli animali.
Il cumulo di frana di Chiaia rappresentava il mio giacimento segreto; solo lì riuscivo a riempire sempre il sacco.

Ricordo che quando cadde la frana qualcuno, non ricordo chi fosse, aveva spianato il culmine dell’ammasso di frana per ricavarne un terrazzo ove piantò una vigna.
Mentre cercavo e raccoglievo l’erba trovavo le radici e pezzi di tralci delle viti. Nella foto è ancora ben individuabile il pianoro, certamente opera dell’uomo, realizzato per la coltivazione. Allora ogni spazio era buono per ricavare qualcosa dalla terra.

Quella frana mi fa pensare a come doveva essere Chiaia di Luna centinaia o migliaia di anni or sono, considerando che ogni giorno della costa ponzese se ne perde qualche millimetro. La pioggia, il vento e in parte l’uomo, contribuiscono in modo continuo a questo processo.

In epoca romana, tra il I secolo a. C. e il I dopo Cristo, la spiaggia doveva essere molto più ampia, inoltrandosi verso mare per decine di metri. Anche la falesia doveva avere un aspetto molto diverso.

Lasciando agli esperti la descrizione geologica della falesia, con i diversi tipi di roccia che affiorano, che alternano materiali duri e friabili, è stato affermato con certezza che i Romani avevano costruito nella baia un porto denominato Diva Luna.
Il porto era collegato all’abitato di Ponza con una galleria, un tunnel, ancora transitabile, che permetteva il passaggio di uomini e merci che si imbarcavano o sbarcavano a Chiaia.

Giorno 4 Cala Feola le piscine o Ventotene

Baia di Cala Feola, la più suggestiva della Costa Occidentale di Ponza. Protetta dalle colline di Capo Bosco e della Montagna della Corte, possiede ancora perfettamente conservate numerose Case Tartufo che i primi coloni della Cala intagliarono nella roccia tufacea e a questi vani ne aggiunsero altri in muratura. Sia i locali intagliati che quelli costruiti presentano arabizzanti tetti a cupola.

Curiosità: La cala fino agli anni 40 era assoluto dominio delle foche monache che venivano a svernare sulle bianche scogliere.
Uno spettacolo davvero eccezionale, considerando che purtroppo già da molti anni questi mammiferi di mare non si vedono più nel Tirreno.

Come arrivare:
La spiaggia è raggiungibile a piedi tramite un sentiero e delle piccole scalinate che conducono direttamente giù al mare. La discesa è di bassa difficoltà, adatta anche ai bambini. La spiaggia è particolarmente consigliata alle famiglie. Vedi la mappa in fondo alla pagina per avere il percorso preciso.
I nostri consigli:
Senza ombra di dubbio una delle più belle spiagge dell’isola. Il fondale è basso e le piccole imbarcazioni ormeggiate sono ben distanziate dalla zona balneare. Molto frequentata in Agosto, è servita da punto di ristoro. Si può scendere in spiaggia attraverso due strade diverse, in entrambi i casi si devono comunque fare degli scalini.
Con meteo favorevole a 20 miglia 4 ore Ventotene.

Giorno 05 Cala Inferno Relitto la nave

Nelle acque di Cala Inferno affiora il relitto di una nave mercantile, la Maria Costanza, andata in fiamme una ventina di anni fà in prossimità degli scogli Le Formiche. Le mareggiate l’hanno poi trasportata fin qui. Quello che si intravede oggi è davvero poco, ma lo scenario unico al mondo di questo angolo di Ponza è semplicemente fantastico.
Immagine del relitto di Cala Inferno a Ponza
Come arrivare:
Accessibile solo via mare con restrizioni.
I nostri consigli:
Grazie al bianco delle pareti rocciose, la tintarella a Cala d’Inferno è assicurata. Zona molto interessante per gli appassionati di Sub.

Giorno 6Palmarola scoglio Forcina e Spermaturo

A FORCINA
La Forcina: “il gran varco della forcina” è di notevole interesse geologico: sono facilmente leggibili le stratificazioni e le colate laviche.
Grotta del Gatto: all’interno vi è un’infiltrazione di acqua dolce. Accessibile con una barca piccola.
Dalla Forcina a cala Tramontana miglia 1 – 10 minuti.

Scoglio “Sparmaturo”: dalla forma simile allo spalmatoio.
PUNTA TRAMONTANA
Una volta doppiato lo scoglio “Scuncillo”, denominato così per la somiglianza a una conchiglia, questo è lo scenario che vi apparirà: a destra gli scogli “I Piatti”, davanti gli scogli “Le Galere”.
CALA TRAMONTANA – LA CATTEDRALE
Punta delle “Brecce”: estremità dell’isola (nord). Per la difficoltà, il passaggio per le barche piccole, è da sconsigliare. Conviene doppiare il faraglione e fermarsi ad ammirare la “Cattedrale”.

Cala Brigantina PalmarolaCala Brigantina Palmarola

Una delle più suggestive cale in assoluto con ampio e variegato paesaggio.
Dallo scoglio Suvace fino ad arrivare ai Faraglioni di mezzo giorno lo sguardo si perde alle meraviglie dei colori sia del mare che della terra che cambia di ora in ora.
A seconda delle condizioni meteo-marine sarà possibile dare fondo o vicino allo scoglio Suvace dove sarà possibile ammirare delle piscine naturali antiche Romane ancora attive e un Eremita pescatore che abita in grotta; oppure vicino ai faraglioni per ammirare le varie Grotte. Sarà possibile fare rientro al marina di Nettuno nel primo pomeriggio per godere fino all’ultimo le meraviglie della natura incontaminata. Capita spesso di vedere tonni e delfini, per fare una veleggiata di rientro alla sera in Porto a Nettuno.

Map

Photos